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Archive for novembre 2008

Election night. Francesca, Micaela, Edoardo, Viviana, Cecilia e Marika hanno vissuto il magic moment con la redazione del Corriere della Sera (Milano, via Solferino). Manfredi e Mariano seguivano l’andamento delle elezioni dalla sede milanese del Pd mentre Luca, Marco e Pietro erano a La Banque, per una festa organizzata dal Consolato Americano.

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Francesca nel 2000 aveva 17 anni. Come ogni giorno, cartella a tracolla, all’una tornava da scuola. Seduta sul divano e preso possesso del telecomando, attendeva che iniziasse l’episodio del telefilm Dawson’s Creek . Un appuntamento fisso, dopo pranzo e prima dei compiti.
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Matteo 17 anni li ha compiuti il 28 aprile 2009. Come ogni giorno, zaino in spalla, all’una torna da scuola. Arrivato a casa, fila dritto in camera sua. Lascia lo zaino in un angolo, si siede sulla sedia. Accende il computer.
                                                                       
Sul tavolo, oltre al pc, qualche cd senza custodia, un panino e una lattina. L’aspetto è quello della della coca – cola ma dato il momento di crisi, arriva soltanto ad assomigliarci.
Matteo non conosce Friends, non ha mai desiderato di essere Dylan di Beverly Hills, men che meno di possedere una macchina chiamata Supercar. In compenso i telefilm rispondono ai suoi click. Può vederli quando vuole, quante volte vuole. Prima,durante e dopo aver fatto i compiti.

 

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Un’esagerazione affermare che la vecchia tv sparirà presto dal salone di Matteo? Forse. Ma come il 2000 è stato l’anno in cui hanno spopolato i reality show non è azzardato ipotizzare che nel 2009 la palla passi alle cosiddette web – series. L’anno scorso erano solo una ventina, quest’anno se ne contano già centinaia.
Un fenomeno della rete del tutto nuovo, in controtendenza rispetto alle apocalittiche previsioni sull’anno che verrà. La produzione di mini serie crescerà a ritmi considerevoli, complici piattaforme di successo come Youtube, My space .   
Basti pensare alla giovane Bree, protagonista di uno dei tormentoni più diffusi dalla Rete, LonelyGirl15. Vera e prorpia reginetta del web, ha inchiodato allo schermo migliaia di utenti con i suoi brevi filmati sulla sua tormentata storia d’amore con Daniel. I webepisodi, “in onda” su Youtube e Myspace, hanno attirato investimenti per 5 milioni di dollari, tant’è che la casa di produzione Eqal ha già in mente di produrre altre serie e addirittura di realizzare un sito di social network che raccolga tutte le puntate.

 

 

 

Il video on line sta diventando sempre più professionale. Dopo una prima ondata di filmati amatoriali, ora la diffusione delle connessioni a banda larga e l’aumento di investimenti pubblicitari su internet ha spinto non solo i dilettanti a cimentarsi con le produzioni on line. Quando uscì il primo post di Bree si pensò a un successo “dal basso”, salvo poi scoprire che la protagonista era un’attrice australiana, Jessica Lee Rose. Detto in altri termini: la web serie è sempre meno user generated e sempre più estensione della produzione televisiva. Questo significa che si presenta come un prodotto di alta qualità, destinato ad attirare un numero sempre crescente di utenti.

 

 

Ma il bello di internet è che quando ad un “signor nessuno” viene un’ idea, se è geniale o meno sono i web-spettatori stessi a stabilirlo. E quando va bene, l’idea si trasforma in vero e proprio successo. E’ il caso di Italian Spiderman, dieci seguitissimi episodi frutto della fantasia di alcuni studenti australiani che hanno dato vita ad una  fantomatica società: la Alrugo. Una parodia trash dei B – Movie italiani degli anni ’60 interpretata da Franco Franchetti: Uomo Ragno palermitano, goffo, con i capelli lunghi e baffoni da Super Mario, alle prese con il perfido Capitan Maximum. Si sa, i supereroi anche se con qualche chilo di troppo, non passano mai di moda.

 

 

 

La continua erosione della potenza televisiva da parte della Rete è confermata anche dalla nascita delle prime star del web. Personaggi la cui notorietà deriva esclusivamente dal tam tam mediatico scatenato dagli utenti. Non a caso si parla già di cewebrity (uno di quei neologismi che solo gli americani sanno creare). Va da sè che sulla carta che i produttori si stanno giocando sia stampato il volto sorridente dei nuovi noti della rete.
Da qualche giorno Hbo ha debuttato con Hooking Up, web serie sul mondo della comunicazione istantanea, twitter, IM, email, e i malintesi che genera tra un gruppo di ragazzi di un’ipotetica università, la Bask U.

Il cast? Oltre alla famosissima e già citata Jessica Rose, Phil DeFrando e Kevin Wu, noti videoblogger di Youtube.

I costi? Minimi se confrontati con quelli richiesti per una serie tv tradizionale

Il risultato? Giudicate voi

 

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Linea a Mario Bianchi. Schermo nero. Raffica di spot.
E’ inevitabile: viene in mente Mike Bongiorno. L’unico presentatore che per lanciare la pubblicità in realtà fa tutt’altro: cita il regista. Innovatore anche in questo. Lui, che con la pubblicità del piccolo schermo italiano ha non poco a che fare. L’ha praticamente inventata.
Ieri il premio del Club Santa Chiara di Milano. Un riconoscimento alla carriera del presentatore per il suo determinante contributo alla nascita, alla diffusione e allo sviluppo della televisione commerciale e di intrattenimento in Italia. A Lorenzo Strona, presidente del’Unicom (Associazione che raccoglie il maggior numero di Imprese di Comunicazione a capitale italiano) servono due battute per raccontare la chiave del successo di Mike televenditore e trombettiere, come lui stesso ama definirsi
Ma Iniziamo da principio:
3 febbraio 1957. Sull’unico canale televisivo va in onda Carosello. È il primo spazio dedicato alla pubblicità: brevi sketch comici simili a cortometraggi, sullo stile del teatro leggero. Il prodotto resta marginale. Viene nominato soltanto negli ultimi secondi. In poco tempo Carosello diventa un’istituzione, tanto da arrivare a scandire i ritmi delle famiglie italiane. Non è un caso che il giorno dell’esordio, il testimonial protagonista sia proprio Mike Bongiorno. Lo sponsor è l’Oreal, marchio a cui restarà legato per ben 15 anni. Al re dei quiz l’onore e l’onere di inaugurare la storia della sponsorizzazione televisiva. Quella storia che proprio a lui deve gran parte della sua evoluzione.
Mike cambia il modo di fare pubblicità in Italia. Da pioniere si lancia in forme nuove di comunicazione arrivando a decantare le qualità dei prodotti in luoghi lontani dai classici setting televisivi. Un esempio su tutti: storica la spedizione sul Cervino in cui rischia anche di perdere la vita a causa di un incidente. In cima ad alte montagne innevate, ripreso dall’elicottero, grida uno slogan indimenticabile “Sempre più in alto con Grappa Bocchino” (in onda dal 1974 al 1980).

La radio, l’America:

La sua idea di commercializzazione del prodotto arriva dall’America. Il modello ispiratore? Arthur Godfrey. Presentatore americano, osannato dai dirigenti delle televisioni e amatissimo dalla critica e dal pubblico, Godfrey si è guadagnato talmente tanta credibilità che ogni volta che sponsorizza un prodotto si impennano le vendite. Mike si chiede perché, e scopre la risposta: Linguaggio immediato, ironico, libera sperimentazione, comunicazione. In sostanza: il prodotto prima di tutto. Detto fatto. Ancora negli Usa, Mike impara a lanciare il prodotto alla radio. Quando nel 1953 torna in Italia ha in mano quelle carte vincenti che ancora sfuggono ai più. Motivo per cui anni dopo Silvio Berlusconi farà di tutto per averlo al suo fianco.
Mike Spa

Unire lo spot al quiz, il prodotto alla gioco della trasmissione. Eccola la vera svolta di Mike. Il passo successivo e determinante quando Carosello ormai non esiste più. 1976. Finisce l’era del monopolio della televisione di Stato. E’ il periodo in cui i cambiamenti nel sistema televisivo portano all’apertura di ben 246 televisioni private. Qui sono gli inserzionisti pubblicitari a fare la differenza. E chi meglio del presentatore più noto del momento può dare l’input giusto a far partire una nuova, potente macchina di comunicazione, alternativa alla televisione pubblica? Silvio Berlusconi che ha in mano il progetto lo capisce, il conduttore italo-americano in un primo momento resta titubante. Alla fine raccoglie la sfida. Ancora una volta la storia gli dà ragione. Le aziende di largo consumo iniziano a fare la fila per sponsorizzare a carissimo prezzo i suoi telequiz. Perché lui le ripaga dell’investimento. Con l’audience? Anche. Ma soprattutto con le sue lezioni di marketing. Mike è il primo conduttore a introdurre gli sponsor nelle sue trasmissioni: Sogni nel cassetto in onda su Telemilano, futura Canale 5 è infarcita di telepromozioni.
Una delle idee più efficaci la sfodera nel corso del telequiz Bis. Il gioco è semplice e interattivo. Un sorteggio e una telefonata a sorpresa per verificare se il telespettatore possiede un prodotto del marchio Knorr. Nel caso di risposta affermativa viene profumatamente premiato. “Superflash” (in onda su Canale 5) è il primo grande quiz di prima serata della neonata Fininvest. Si tocca con mano che il successo di un programma non è determinato dal numero di spettatori ma dall’incremento delle vendite dei prodotti sponsorizzati, che trovavano nel programma una grande cassa di risonanza per i propri spot. Da lì a poco si guadagnerà il soprannome di salumiere dell’etere. Grazie alla Ruota della Fortuna il prosciutto Rovagnati, storico marchio promosso da Mike, nei primi anni ’90 ha registrato incrementi di vendite del 55%. Mike parla del prodotto con un trasporto tale che è anche merito suo se Rovagnati riesce ad aprire un nuovo stabilimento. Se cambia il prodotto reclamizzato, non mutano di molto i risultati: l’acqua Ferrarelle incrementa le vendite del 30% nello stesso anno, lo yogurt Yomo il 35%. Una curiosità: lo Yomo “Più & Più” nasce proprio da un consiglio del noto conduttore. Fu lui in persona a proporre direttamente alla casa produttrice di aggiungere i cereali nella parte superiore del bicchierino di yogurt.


Così parlò Mike Bongiorno:

“Volevano messaggini scritti, sceneggiati, convenzionali, separati dal quiz. Io invece non leggevo nulla, ne parlavo alla mia maniera”. Ogni tanto però, spontaneo, diretto, Mike si fa prendere la mano. E ci mette poco a farsi scappare qualche gaffes. Come quando fa inorridire la Knorr quando dice che i suoi dadi sono talmente buoni che forse, oltre a un buon brodo, si possono fare anche i cocktail. Oppure ne spara un’altra sulla carne in scatola: troppo buona, dice, tanto da poterla somministrare ai neonati. Inevitabile la polemica. Eppure anche stavolta il signore dei telequiz arriva dritto a colpire il bersaglio. La Knorr e la carne in scatola aumentano sensibilmente le vendite in pochi giorni. Perchè la questione sta tutta qui: non è solo cosa Mike dice, ma come lo fa. Un esempio tipo: “Abbiamo vis a vis questo apparecchio così utile per le donne a cui piace mettersi le cremine sul viso”, bonfonchia togliendosi gli occhiali. E lì giù un minuto a decantare le doti del nuovo apparecchio della Imetec. Sessanta secondi che anche grazie al tono colloquiale, all’immediatezza e concretezza del linguaggio per Berlusconi valgono oro. Poi una raffica di spot. E appena torna in video, eccolo là di fronte ai prodotti Star. “Donne!!! se fate provare il nuovo sugo leggero a vostro marito vi manderà subito a comprarne una carrellata. Ah che buono, mammamia, me lo mangerei qui in trasmissione!”. Mike non urla mai, non si agita. Parla alle massaie con voce sommessa come fosse il loro miglior amico. Conosce il prodotto, il suo target, lo colpisce. Le gaffes che lo si voglia o no fanno parte del gioco.

La storia che si ripete

Se due generazioni sono andate a letto dopo Carosello, i ragazzi del 2000 in qualche modo lo riscoprono attraverso gli spot degli ultimi anni: piccoli show che strizzano l’occhio alla sit-com o al varietà in bianco e nero. Cambia ancora il modo di fare pubbicità. Forme nuove che si richiamano agli stili del passato, che utlizizzano comici e attori come testimonial di mini – fiction seriali. Certo siamo molto lontani dai siparietti e dai celebri sketch con Calimero o i Brutos. Ma proprio qui risiede tutta la capacità del presentatore italo – americano di adattarsi ancora una volta alla trasformazione dei sistemi commerciali. Nasce la celebre coppia con Fiorello, testimonial storico del brand Infostrada.
Da clochard a Garibaldi. Da postino a dj. Ad ogni promozione Mike veste i panni di un diverso personaggio. Il successo è immediato, adesso che la risata ha la funzione di una vera “operazione simpatia”.

Forse non tutti sanno che la coppia vincente Bongiorno – Fiorello è nata per una strana casualità. Mike Bongiorno racconta il rapporto con il padre di Viva Radio2, e qualche retroscena.

Mike strappa gli applausi della platea del circolo della Stampa e, appena prima di ricevere il riconoscimento alla carriera, ne approfitta per togliersi un sassolino dalla scarpa
Quale Futuro?

La Comunità Europea mette al bando le televendite a partire dal primo gennaio prossimo. L’inventore degli spot si augura che Publitalia sia in grado di aggirare l’ostacolo. Magari giocando sulla sottile linea che le distingue dalle telepromozioni. Quanto a lui, alla domanda su cosa ne pensa di una prossima carica di senatore a vita, Mike risponde: non mi dispiacerebbe, ma certo non potrei più fare pubblicità. Risposta sufficientemente esaustiva per chiuderla qui.

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progetto grafico realizzato da Massimo Giovacchini

progetto grafico realizzato da Massimo Giovacchini

Ciò che lo rende unico è che il colore della pelle non è il solo ingrediente del suo successo. Barack Obama ha avuto la fortuna di essere l’uomo giusto al momento giusto e l’astuzia di capirlo. Ci è voluto poco perché si rendesse conto che spot televisivi e attacchi personali non gli sarebbero bastati per sconfiggere Hillary Clinton. Femminista, ambiziosa e fiera del soprannome “Billary”, moglie ferita e leale allo stesso tempo, ha giocato dignitosamente il ruolo da futuro presidente, sottovalutando però la forza della comunicazione. Che uomini neri facessero la storia non è una novità e in fondo Obama è un nero cresciuto tra i bianchi, ma chi mai ha diffuso il proprio messaggio di cambiamento attraverso la rete, i blog, i social network o youtube? Il 44esimo presidente degli Stati Uniti ha reso concreto l’assunto di McLuhan: il mezzo è il messaggio. Ed è proprio durante le primarie che inizia a spremere al massimo le potenzialità del web.

Internet, non il partito, diventa il principale aggregatore di consensi. La sua politica: la posta elettronica, Facebook, i messaggi istantanei di Twitter, lo streaming. E è proprio il suo modo di far comunicazione sul web che stravolge ancora una volta gli schemi tradizionali delle competizioni politiche: non solo colpi bassi. La rivoluzione di Obama è stata quella di aver coinvolto anche i neri e i giovani alla vita politica. Attraverso un semplice: We are the Ones

 

Ma cosa sarebbe successo se non avesse avuto tutto questo? Clicca qui


 

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Questa non mi era ancora capitata. Avremmo dovuto capirlo prima, ingenui, quando Edoardo ci ha lasciato lì davanti, sghignazzando e con la manina ci ha salutato. Rideva… Perché non è entrato, ci siamo chiesti? Come, proprio lui che ha consigliato questo posto tra tanti?

Vabbè, ci siamo seduti, mimetizzati tra il kitsch dell’arredamento.

Tre thè e una cioccolata calda. Da listino: 4 euro.

Eppure, poco dopo…… Totale: 46,00.

Non è stata tanto la figuraccia di fronte al cameriere di contare e ricontare, chiedere dove avesse sbagliato a battere il conto. Salvo poi scoprire che non aveva fatto alcun errore e che il bigliettone giallo ci stava tutto: 12 euro di coperto, 12 euro di thè, 6 euro la cioccolata calda, 16 euro i pasticcini (tra l’altro mai ordinati).

A farmi andare l’unico, misero biscottino di traverso è stata la consapevolezza che soltanto una come me (e i miei 3 compagni!) poteva riuscire a farsi truffare da Vanna Marchi, nel bar di Vanna Marchi, (con lei presente!!) dopo due gradi di giudizio, una condanna recente a 9 anni e sei mesi…. E dopo che l’impero della teleimbonitrice si è drasticamente ridimensionato. Con tutti i risarcimenti che spettano ai poveri raggirati da qualche parte si dovrà pur rifare. Ma da La Malmaison Cafè of course! Io, la truffata al quadrato, chiedo a Vanna di avere inviati a casa gli altri 15 pasticcini che ho pagato senza mai averli ordinati e quanto meno assaggiati, a Edoardo i danni morali e un pizzico della sua cinica saggezza.

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Ecco la nostra prima inchiesta video! Si parla di scuola, di stranieri, di integrazione. Nello specifico abbiamo cercato di capire cosa ne pensa Milano della mozione proposta dalla Lega e approvata alla Camera che prevede l’introduzione di classi di inserimento per bambini stranieri. Classi ghetto o strumento di inclusione sociale? Buona visione… buona docu – fiction!!

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Tra poche ore l’America e il mondo intero conosceranno il nome del nuovo Presidente. Chi guiderà gli Usa per i prossimi quattro anni? Una scelta che in un modo o nell’altro cambierà sicuramente qualcosa della politica americana. Quanto meno quella degli ultimi otto anni. Vediamo in che termini, rispolverando brevemente i punti salienti dei programmi dei due candidati


Economia:

Obama: ha l’obiettivo di risollevare la middle class. Al primo punto dell’agenda il rilancio dei consumi attraverso sgravi fiscali ai cittadini e investimenti nei lavori pubblici. Aliquote aumentate per coloro che guadagnano più di 250mila dollari all’anno.

McCain:sostiene che se si ferma il crollo del valore immobiliare si ferma la crisi americana. Al centro del suo piano, quindi, la promessa di stabilizzare il mercato immobiliare. 250 miliardi dollari da stanziare per far fronte al problema dei mutui insolventi.

Obama: La riforma della sanità prevede copertura sanitaria per almeno 30 milioni di americani.

McCain: La sanità sarà ulteriormente privatizzata

Obama: Politica fiscale sarà leggermente redistributiva con il rialzo delle aliquote per i redditi più alti

McCain: meno tasse per tutti, incluse le grandi imprese e taglio delle spese pubbliche in molti settori

Ambiente

Obama: Pensa alle energie alternative come chiave dell’indipendenza energetica. Forte attenzione agli investimenti sulle energie rinnovabili. Obama vuole riaprire un negoziato internazionale sull’effetto serra. Obiettivo: la riduzione delle emissioni dell’80% entro il 2050

McCain: la politica energetica si fonderà sullo slogan “drill baby drill”(trivella , ragazzo trivella):il tentativo è quello di far raggiungere agli Usa l’indipendenza energetica attraverso il massimo sfruttamento dei giacimenti di petrolio e gas ancora disponibili sul territorio americano.

Politica estera e conflitti

Obama: è contrario alla guerra in Iraq. Il suo programma prevede il ritiro delle truppe entro 16 mesi (resterebbe un numero imprecisato di unità per l’addestramento dell’esercito iracheno e per far fronte a situazioni di emergenza)

McCain: è un sostenitore (anche se critico)della guerra in Iraq. Il suo programma prevede che le truppe restino nel Paese fino alla vittoria.

Obama: vuole rafforzare le truppe in Afghanistan

McCain: vuole rafforzare le truppe in Afghanistan ma è contrario all’intervento nei territori pachistani

Terrorismo

Obama: vuole chiudere Guantanamo. E’ contrario alla tortura ma non alla pena di morte per i terroristi colpevoli degli attentati dell’11 settembre. Non vuole che i terroristi siano giudicati dalle commissioni militari

McCain:Vuole chiudere Guantanamo. E’ contrario alla tortura ma allo stesso tempo sostiene l’incomparabilità di trattamento tra crimimali comuni e i terroristi. Questi ultimi, secondo il candidato repubblicano, non possono godere degli stessi diritti degli altri cittadini americani

(fonte: La Repubblica)

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