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Archive for ottobre 2009

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Un nobel per un futuro di Pace.

In molti penseranno che sia stata una mossa prematura. Che assegnare un premio sulla fiducia possa ritorcersi contro lo stesso insignito. Obama adesso è inevitabilmente costretto a dimostrare qualcosa. E subito. Un Nobel che è indirettamente una via per accelerare la costruzione della Pace che spesso, invece, ha bisogno di molto molto tempo e lavoro silenzioso. E’ arrivato dopo nove mesi di presidenza. troppo presto, forse.
Altri penseranno che dopo Bush, chiunque sarebbe sembrato un angioletto pacifista, diplomatico, conciliante e conciliatore. Certo, essere preceduto dal peggior Presidente della storia americana aiuta a costruirsi una reputazione solida. Basta fare davvero poco. E non si può dire che Mr Barack non si sia impegnato a sufficienza.

Altri ancora sosterrano che il Nobel abbia finalità politiche e che ci sono molte persone, sconosciute, che hanno incassato già grandi risultati a differenza del presidente Usa.
Non si può dare loro torto.

MA:
Barack, questo va riconosciuto, ha reimpostato le relazioni internazionali. Dialogo, rispetto, diplomazia. Ma anche fermezza sui principi e sui valori.

Dalla crisi degli ostaggi del 1979 è con Obama che Stati Uniti e Iran si sono riavviciate. I passi avanti fatti sul disarmo nucleare e sulla non proliferazione sono frutto di una capacità diplomatica con pochi precedenti. Obama ha smascherato l’Iran a Ginevra di fronte agli occhi del mondo. Ed è riuscito pochi giorni dopo a trattare sul dossier nuclaere, a strappare a Teheran la concessione di far accedere gli ispettori dell’Aiea nel nuovo sito di Qom. Un piccolo passo che significa un successo.
E poi, l’impegno sulla riduzione di Co2, la sstenibilità, l’attenzione alle fasce deboli del suo popolo, ma anche la fermezza in Afghanistan. Obama manda un messaggio al mondo: che una missione in un Paese, in alcuni casi, può avere una ratio che la giustifica. Che ci sono guerre e guerre. Che in Iraq doveva finire, che in Afghanistan no. Posizione anche discutibile ma che evidenza il suo pragmatismo e la capacità di tenere ferma una linea anche in situazioni di particolare tensione internazionale. Obama, nonostante la missione vada rivista, ha le idee chiare su cosa sia la guerra. e su cosa sia la Pace.

Se ne potrebbe discutere a lungo sull’opportunità di questa scelta.
Quello che mi auguro è che il riconoscimento non diventi un modo per dividere. Si chiama nobel per la pace. E tale deve rimanere.

Sotto, invece, una NOTA DI COLORE:

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