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Archive for the ‘Riflessioni’ Category

Una mimosa al giorno

Sulla scrivania, odore di mimosa. Odore di mimosa dentro le narici. Il pensiero corre ai tempi della scuola, a quando la trovavo sul banco. Dispettosa, mi divertivo a inziare la battaglia dei pallini gialli, e poi, di quel che rimaneva ne facevo un regalo: la impacchettavo alla meno peggio e la portavo alla mia mamma: arrivavo sventolandole il ramoscello sotto al naso, quasi fosse un trofeo. Per me era una festa. Era una festa vedere i suoi occhi illuminarsi. La mimosa per qualche giorno proseguiva la sua lotta per la sopravvivenza, dentro a un vaso blu, al centro del tavolo. Poi, appassiva, risucchiando il suo odore. Ma a me restava dentro le narici per giorni. Negli occhi lo sguardo di mamma, la donna a cui ogni giorno regalerei un fiore.

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Alla fermata del tram

Tiene stretto il carrellino per la spesa, quasi avesse paura che qualcuno glielo porti via. Eccola, la sciura milanese. Cappello peloso e rossetto accennato, sorride, anche se il led luminoso alla fermata del tram segna 11 minuti. Un’eternità per me, un lampo per lei, che, mentre sbuffo, mi redarguisce con aria decisa: “signorina, non si lamenti: è arrivata adesso”. Le rispondo che quella, è solo la mia ultima tappa, dopo venti minuti di rigorosa camminata. E, allora, rassicurata, mi sorride. Aggiunge con tono di chi la sa lunga:”ehhh, non ha idea di quanto camminavo da giovane. Adesso mi fanno male le ginocchia”. E’ anziana, la sciura ma ha una vitalità che mette soggezione e coglie ogni pretesto per raccontare:”Ho 74 anni ormai. E io mi sveglio alle 5 del mattino”. Mi chiedo se mi stia dando della bambocciona, ma non ho tempo di riflettere che subito incalza: “Adesso non sono più come prima. Non ho neanche i denti”. E mostra una cavità molliccia e trasandata. “E poi, mancano i soldi. Vivo con la pensione di mio marito e mi hanno ridotto la mia. Tanto è sempre così. Tolgono da una parte e mettono dall’altra e i conti da fare non tornano mai. Ma a quelli che importa. Comunque prima o poi per tutti ci sarà la stessa casa privata”. E guarda il cielo.
“Magari lì non pagheremo l’ICI”, rispondo spavalda. E intanto faccio le corna con le mani in tasca.

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A volte piove

Fragile. Come dice questo scatolone accanto a me, di cui non ricordo il contenuto. La stanza è complice stasera: aspetta, ascolta in silenzio il movimento sulla tastiera, mi aiuta, mi conforta. Non mette fretta ma, allo stesso tempo, incoraggia.
E adesso che ci riprovo a ricostruire quel momento, in cui tremavo d’emozione, mi sento fragile. Le gambe, accovacciate sotto il piumone tornano a tremare. Mi tormento le dita dei piedi, fino a farmi male e a sentire le ossa scricchiolare: un rumore sordo, attutito dalla coperta. Un dolore intenso, che si scioglie lentamente. Ho gli occhi incastonati nei suoi, le orecchie, ovattate dalla sua voce: inconfondibile. Perfettamente imprecisa.

Chiedergli di uscire da quel locale fu solo uno sbaglio. Il primo. Poi, seguirono solo errori.
Un effetto domino diabolico e incredibilmente eccitante. A Robin, non interessava. E forse, in fondo, neanche a me.

Faccio fatica a deglutire e sento il sale scivolarmi fino alla lingua. E’ l’unica espressione tangibile rimasta dopo quella notte. La sola testimonianza di un racconto che non è mai esistito, se non nella mia testa, nei miei occhi, nelle mie orecchie, in cui ancora risuona l’accento marcato della capitale.

Un tagliere di carne sanguigna, un buffetto sul naso, due brioches e il sapore di caffè sulle sue labbra.
Mi è sempre piaciuto costruire artificiose realtà. Un po’ meno quando finisco per crederci.

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Senza tempo

Mi svegliai e Milano era panna silenziosa appoggiata sull’amaro dell’asfalto. Fuori, si gelava. Camminavo senza sentire muovere i muscoli. Il mio alito, solido nell’aria, mi faceva sentire viva, quando anche i pensieri erano immobili. Come le pupille. Come l’orizzonte.
Mi risvegliai, dopo pochi minuti. E con me la strada, calda di gomme e di orme. Di storie inconoscibili che ogni secondo si sovrappongono, si confondono, fino a sparire. Camminavo. I vestiti umidi incollati alla pelle, avvolta nei colori di agosto. Spinsi le pupille in avanti. Solo l’orizzonte era rimasto lo stesso.

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La storia, è vero, si ripete. Ma mai in modo identico. Così anche nel viaggio di ogni mattina c’è un sapore sempre diverso. Un po’ dipende da come ti svegli, da chi incontri. Dall’umore. Se la macchinetta legge l’abbonamento ai tornelli della metro è già un buon motivo per sentirsi soddisfatti. Poi, mi siedo, apro il giornale e, come un ritornello, la mia storia si ripete.

So che arriverà, non quando ma sono certa che entrerà. Leggo, e poi, magari me ne dimentico pure. Ed entra. Non da solo, sono sempre in tre. Li sento già da fuori e posso prevedere con ottimi risultati come saranno vestiti. Come il giorno prima, e prima ancora. E prima. La musica è la stessa, di ieri, del giorno precedente. E’ come un fotogramma in movimento. Come un cd in loop.

Chitarra, violino, fisarmonica. Una melodia che ha un che di europa dell’est e che dura il tempo di due fermate, quasi fosse registrata. Lui suona e mi guarda sempre. Alto, altissimo, moro, scurissimo, con delle orecchie talmente pronunciate che è difficile concentrarsi sugli occhi o sul sorriso. Ci casca proprio l’attenzione su quella specie di megafoni incorporati. Però lo rendono simpatico.

Ci capiamo. Ci sorridiamo. Ogni mattina ci aspettiamo a vicenda. Ogni giorno il misterioso musicista metropolitano dà un sapore diverso al mio viaggio. A volte si siede davanti a me, altre resta in piedi, altre ancora smette di suonare per un po’ e canticchia sempre il solito motivetto che mi si aggrappa ai pensieri almeno fino all’ora di pranzo.

A volte gli metto in mano una moneta, a volte no. Spesso neanche si avvicina a chiedermela.
Quando i suoi compagni scendono, lui resta fino a che le porte non iniziano a muoversi. Ho sempre il timore che un giorno ci resti incastrato. Il suo ciao è sempre diverso. La metro riparte e io già penso: chissà domani come mi saluterà.

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Altro che influenza. Qui si rischia la pazzia, che è cosa ben peggiore. Ormai da giorni mi sto occupando del virus AH1/N1, che qualcuno si ostina ancora a chiamare suina, anche se, è bene ribadirlo, poveri maiali, con la rapida diffusione della malattia, non c’entrano proprio niente. Ormai, come dicevo, da giorni mi sto occupando dell’argomento e confesso che non mi stupisce neanche un po’ la “psicosi” collettiva (come l’ha chiamata oggi La Repubblica) da rischio pandemia. Invece, a quanto pare, stupisce i giornalisti, stupisce i politici e i centralini del numero verde 1500, letteralmente preso d’assalto dalle richieste di informazioni più disparate. Certo, che le persone telefonano, poverette. Destinatari incolpevoli dei messaggi schizofrenici che le istituzioni e i media silurano contro la loro componente ipocondriaca.

A raccontarli, questi ultimi giorni, viene da ridere.

E’ allarme pandemia: in Italia si stimano 4 milioni di persone contagiate entro maggio 2010.

Il viceministro della Salute Ferruccio Fazio apre all’ipotesi di un rinvio dell’apertura delle scuole a settembre per evitare un contagio pandemico.

Il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini smentisce l’ipotesi e invita a non creare allarmismo.

Fazio fa retrofront: dice che non è stata ancora presa una decisione.

La Gelmini conferma le parole di Fazio e la stretta collaborazione tra i due ministri.

Il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta interviene a Rtl invita a stare tranquilli e dice: assolutamente sì. E’ sicuro: le scuole riapriranno normalmente.

Fazio ribadisce che l’apertura delle scuole potrebbe essere rinviata. Ma sarebbe una soluzione da valutare solo nel caso in cui si verificasse un contagio pandemico. E comunque la decisione non potrà essere presa prima di agosto.

Fazio afferma che il vaccino probabilmente sarà pronto entro ottobre e afferma che il virus è comunque più debole delle classiche influenze stagionali.

Il ministro del Welafare Maurizio Sacconi afferma: qualsiasi allarmismo è ingiustificato. La situazione non va sottovalutata ma neanche sopravvalutata. Soltanto controllata.

I giornali e telegiornali nazionali monitorano il rientro dei 19 dei 46 ragazzi della scuola Dè Andrè di Peschiera Borromeo che avevano manifestato sintomi influenzali. Vengono più volte intervistati.

Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi torna a ribadire che in Italia la situazione è sotto controllo.

Dal Ministero della Salute viene riattivato il numero verde 1500 per fornire tutte le informazioni utili sull’influenza. Il servizio va in tilt per il sovraccarico di telefonate.

In Gran Bretagna, il paese europeo più colpito dal virus con oltre 10,600 casi accertati due compagnie aree decidono di negare l’imbarco a chi mostra i sintomi dell’influenza.

L’Oms fa sapere che non condivide tale misura.

In Italia non vengono attuate restrizioni per i passeggeri perché secondo L’Organizzazione Mondiale della Sanità il paese non è a rischio.

Interviene il Ministro degli Esteri Franco Frattini che sostiene che “non possiamo diffondere allarmismi”.

Arriva la conferma dall’Istituto superiore della Sanità. Il vaccino sarà pronto a ottobre. Saranno vaccinati per primi anziani e neonati. In precedenza Fazio aveva dichiarato che: entro la fine dell’anno saranno 8,6 milioni gli italiani vaccinati contro il virus della nuova influenza. Si trattera’ dei lavoratori dei servizi essenziali (sanita’, vigili del fuoco e polizia) e di soggetti under 65 con malattie croniche e a rischio.

Il quotidiano della Cei, Avvenire titola un editoriale: «Dal viceministro Fazio parole in libertà». Si accusa il governo di mandare messaggi confusi e contraddittori.
«È chiaro- si legge nel pezzo- che la stonatura di Fazio esige non soltanto il richiamo all`ordine del medesimo, ma una correzione di rotta generale, ossia l`adozione e il rispetto da parte dell`intero esecutivo di una strategia comunicativa all`altezza dei bisogni, che sono molti e crescenti, del Paese. Sarebbe desiderabile, anzi doveroso – ha proseguito il giornale della Cei – che l`esecutivo si rivolgesse ai cittadini con una sola voce».

Fazio replica: “non ho mai parlato della possibilità di rinviare l’apertura delle scuole a causa della pandemia, ma ho solo spiegato che in un piano pandemico non si può escludere. Il governo è sempre stato unito e compatto nelle comunicazioni”.

L’Oms diffonde i dati sulla nuova influenza: 125 mila le persone contagiate (si stima che siano di più), 700 le vittime.

La diffusione del virus, secondo l’Oms, rende possibile la pandemia. L’Oms sostiene che il rinvio dell’apertura delle scuole potrebbe essere una soluzione positiva.

L’Oms suggerisce di non riportare ogni caso di contagio, dato la scarsa aggressività del virus e la veloce diffusione della malattia.

I giornali e telegiornali riportano la notizia di un giovane cittadino di Adria(Rovigo)contagiato, al suo rientro dall’Inghilterra.

Il ministro del Welfare Sacconi al question time alla camera afferma: Non solo gli anziani e i neonati: la vaccinazione contro l’influenza “A” verra’ estesa con tutta probabilita’ anche ai giovani fino a 27 anni, in tutto 15,4 milioni di italiani.

Il vaccino sarà somministrato a partire da gennaio 2010.

Sacconi ha anche smentito dissensi nel governo sulla questione della riapertura delle scuole, dopo l’ipotesi di proroga avanzata nei giorni scorsi dal viceministro Fazio.

Articolo in attesa di aggiornamento….

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La battaglia è stata aspra e il quesito sembrava non trovare risposta: election day o non election day? Che tradotto significa: risparmiare 400 e passa milioni di euro o modificare la prassi che da sempre separa elezioni e referendum? Per giorni i nostri amati politici hanno spremuto le loro sapienti meningi al fine di trovare risposta ad un enigma cotanto ostico. Un tutt’uno con le plastiche poltrone dei talk show, senatori e deputati dalle gambette tenacemente accavallate hanno discusso, si sono confrontati, arrovellati, talvolta anche accapigliati, e alla fine, ragionevolmente stremati, sono arrivati alla soluzione che mette (per oggi) tutti d’accordo: rinviare la consultazione al 2010. Rimandare il referendum di un anno “per svelenire il clima”. Il Pdl ci sta, così anche il Pd, e, neanche a dirlo, la Lega.

E pensare che fino a qualche ora fa la fine del tunnel appariva ancora lontana. Troppo. Ma mai dire mai. Ecco che la politica del decisionismo stupisce ancora. Soprattutto, quando la mossa decisionista si riassume più o meno così: guai a fare domani quello che puoi rimandare a dopodomani.

Vi aspettavate qualcosa di diverso? Magari un’altra volta. Mai dire mai.

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