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Archive for the ‘Musica&Spettacolo’ Category

mikiColonna sonora: When the music is over – Doors

Chissà se la musica è davvero finita. Quel che è certo è che non ci sarà nessun Heineken Jammin’ Festival 2009. L’evento, che vanta 11 edizioni e più di un milione di spettatori, non si farà.

Roberto Giuliano, Group Brand Manager di Heineken : “Il perdurare di questa crisi economica è una situazione senza precedenti anche per noi. Il fatto di non essere stati in grado di individuare un cast adatto alle dimensioni, alla tradizione della manifestazione. Queste cose insieme ci hanno portato a non individuare delle soluzioni che offrissero sufficienti garanzie di successo”.

Dopo che i tagli ai bugdet comunali hanno ridotto i fondi per eventi e rassegne adesso anche gli sponsor dei grandi concerti gratuiti dell’estate iniziano a centellinare gli investimenti. Così quest’anno salta anche la manifestazione Cornetto Free Music Live, organizzata da Algida. Sipario chiuso, già dal 2008, su Telecomcerto, l’evento capitolino che nel 2003 ospitò addirittura Sir Paul McCartney. Telcom ha preferito investire in modo mirato sulla tecnologia. Ma qualche nota ha rotto il silenzio: quelle del Nat Geo Music live, il concertone ad impatto zero che si è tenuto ad aprile a roma in occasione dell Earth day.

Simona Biglino, Director dei Canali National Geographic: “La crisi non influisce in un senso di scelta. Perchè abbiamo scelto di fare un evento di quel genere rispetto a fare una campagna pubblicitaria oppure altre cose. Abbiamo scelto di fare un live perchè secondo noi è il modo migliore per raggiungere altri target che in televisione e con gli altri mezzi comunque non potresti raggiungere”.

Più di 120.000 spettatori all’evento che avrebbe potuto aprire la stagione musicale e che invece rischia di rappresentare un’eccezione. La voce fuori dal un coro che, per ora, ha smesso di cantare.

(Articolo trasmesso il 19.05 su Radio24 – IlSole24ore)

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Noemi, cantante X Factor

Freschi, eclettici, semplici.

Pochi discorsi.

È la musica il loro mezzo di espressione.

E il risultato è notevole. Ancora di più dal vivo. Sembra che di quell’X Factor tanto ricercato, ognuno ne abbia più che un po’. Il talent show del lunedì di Raidue, per un pomeriggio, si è spostato al Corriere della Sera. Una puntata in piccolo, una sorta di lato B della trasmissione, riservata ai lettori dell’inserto settimanale Vivimilano (e in streaming sul sito del programma), a cui hanno partecipato tutti i protagonisti della trasmissione: i cantanti rimasti in gara, il conduttore Francesco Facchinetti, i tre giudici Morgan, Ventura e Maionchi, i vocal coach, il coreografo Luca Tomassini. È la prima volta che il quotidiano di via Solferino ospita i personaggi di un programma della rai, ed è la prima volta che gli artisti escono tutti insieme dal loft, dall’inizio della trasmissione.

Un medley dei Beatles ha aperto le danze: Come Together, Dear Prudence e HeyJude. Il fascino delle note dei quattro di Liverpool non si discute: la qualità vocale ha fatto il resto. Così come per tutta la serie delle esibizioni, arricchite dai suoni “live” degli strumenti (che tanto mancano al programma). Esibizioni che hanno messo in luce per prima cosa l’affiatamento tra i cantanti, il loro punti di forza, senza rinunciare però all’effetto sorpresa: come quello dei Farias più “gigioni” del solito (come direbbe Simona Ventura) e bravissimi con chitarre e percussioni tra le mani. Per non parlare del duetto soul di Daniele e Noemi: un esperimento inedito ben riuscito grazie alla maturità vocale di entrambi. E alla loro diversità: Daniele la voce pulita, Noemi quella dalle sonorità più sporche ed emozionali. Il suo sogno, confessa rispondendo a una domanda del pubblico, è quello di cantare con Vasco. Fa il nome di Bersani, dei Subsonica e di Mario Venuti, Enrico, il cantante migliore quanto a maturità artistica. Chi forse più di tutti rende meglio dal vivo è Matteo che, accompagnato al piano da Yuri, ha cantato e interpretato Your Song di Elton John. Suggestive le sue modulazioni melodiche e ottime le capacità vocali. (Poi è livornese come me, quindi ho un debole per lui e perdonatemi se pecco di campanilismo ndr).

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Il più musicale? Jury senza dubbio. E questa sua dote naturale lo aiuta non poco nel comunicare, dato che non si può certo definire un seducente oratore. Ma è giusto così: a ognuno il suo. E questo è il suo: l’armonia, la ritmica, una voce chiara, articolata ma mai sovraccarica di fronzoli, precisione e straordinaria capacità di improvvisare sul tema. Si è esibito cantando la straconosciuta Iris dei Go Go Dolls. Difficile renderla ancora interessante dal punto di vista della sperimentazione musicale. Lui ci è riuscito.

Saranno state le piccole dimensioni della sala, le luci, o l’atmosfera intima, fatto sta che The Bastard Sons of Dioniso sono stati poco bastardi e tanto composti: invece che scatenarsi sul palco, come spesso accade il lunedì sera, hanno cantato e suonato seduti. Solito look sportivo, stesse felpe colorate. La loro è stata una performance sobria, un pezzo (Jesus Ranch dei Tenacious D.) che è un loro cavallo di battaglia, eseguito senza alcuna sbavatura (a differenza di altre volte) e con una eccellente armonizzazione che a Morgan ha ricordato, non a torto, i già citati Fab Four. Una cosa è certa: di carisma ne hanno da vendere. Caratteristica che non manca neanche ai giudici, capaci con i loro botta e risposta, con i loro caratteri così diversi, di coinvolgere il pubblico in sala, divertendolo, senza strafare. Spicca come sempre tra i tre Marco Castoldi che, istrionico come sempre, non solo ha commentato le performance dei ragazzi giocherellando instancabilmente con la chioma sale e pepe, ha ammesso di aver sopravvalutato le capacità di Andrea (” Si attaccava al reggae come gli ubriachi ai lampioni”), ma si è anche tolto un sassolino dalla scarpa approfittando dell’ambiente piuttosto informale: “ il format – ha detto – è pensato per essere musicale e televisivo al tempo stesso. Credo che ancora si privilegi però molto più il secondo aspetto rispetto al primo. I cantanti, per una mera questione di estetica sono costretti ad esibirsi senza poter utilizzare i monitor. E’ un aspetto che dovremmo modificare.” Il Morgan polemico però è rientrato subito nei ranghi non appena un vocal coach ha fatto notare: “ X Factor è comunque il programma televisivo attualmente più musicale della tv italiana”. Sottile ma costante la polemica su Amici. I giudici sorridono soddisfatti. Questa volta sono tutti d’accordo. Almeno fino a lunedì…

Ho condiviso questa esperienza con Francesca Pelucchi:

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vale la pena di leggere il suo post!

Dite la vostra: Secondo voi chi vincerà?

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L’inedito dei Beatles, in poche ore, è stato oscurato dalla EMI Music. Mi dispiace per chi non è arrivato in tempo. Alla prossima.

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I Beatles non smettono mai di stupire. La loro Revolution oggi si serve di internet, di youtube, ed è ancora più travolgente. A distanza di pochi mesi dalla scoperta di una traccia di musica sperimentale targata Lennon – McCartney e mai diffusa, spunta sul web un altro inedito. Si tratta appunto di una versione di Revolution, uno dei brani più famosi della produzione dei Beatles del 1968, che mette insieme la canzone che tutti conosciamo, con la traccia di Revolution number 9, contenuta anch’essa nel White album. Revolution number 9, sicuramente meno popolare, è un insieme di suoni, di nastri, di rumori, di sonorità stridenti. Ma c’è un’ulteriore rivelazione. Il gruppo potrebbe addirittura avere inciso prima questa versione della durata di 11 minuti, per poi dar vita, solo in un momento successivo, ai due diversi brani del White album. Comunque, prima di conferme ufficiali, resta difficile dire se questa canzone sia autentica o frutto di un lavoro certosino di taglia e cuci. Ma anche se così fosse, gli appassionati dei quattro dei Liverpool non potrebbero comunque non riconoscere la validità del risultato.

Buona visione!

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Linea a Mario Bianchi. Schermo nero. Raffica di spot.
E’ inevitabile: viene in mente Mike Bongiorno. L’unico presentatore che per lanciare la pubblicità in realtà fa tutt’altro: cita il regista. Innovatore anche in questo. Lui, che con la pubblicità del piccolo schermo italiano ha non poco a che fare. L’ha praticamente inventata.
Ieri il premio del Club Santa Chiara di Milano. Un riconoscimento alla carriera del presentatore per il suo determinante contributo alla nascita, alla diffusione e allo sviluppo della televisione commerciale e di intrattenimento in Italia. A Lorenzo Strona, presidente del’Unicom (Associazione che raccoglie il maggior numero di Imprese di Comunicazione a capitale italiano) servono due battute per raccontare la chiave del successo di Mike televenditore e trombettiere, come lui stesso ama definirsi
Ma Iniziamo da principio:
3 febbraio 1957. Sull’unico canale televisivo va in onda Carosello. È il primo spazio dedicato alla pubblicità: brevi sketch comici simili a cortometraggi, sullo stile del teatro leggero. Il prodotto resta marginale. Viene nominato soltanto negli ultimi secondi. In poco tempo Carosello diventa un’istituzione, tanto da arrivare a scandire i ritmi delle famiglie italiane. Non è un caso che il giorno dell’esordio, il testimonial protagonista sia proprio Mike Bongiorno. Lo sponsor è l’Oreal, marchio a cui restarà legato per ben 15 anni. Al re dei quiz l’onore e l’onere di inaugurare la storia della sponsorizzazione televisiva. Quella storia che proprio a lui deve gran parte della sua evoluzione.
Mike cambia il modo di fare pubblicità in Italia. Da pioniere si lancia in forme nuove di comunicazione arrivando a decantare le qualità dei prodotti in luoghi lontani dai classici setting televisivi. Un esempio su tutti: storica la spedizione sul Cervino in cui rischia anche di perdere la vita a causa di un incidente. In cima ad alte montagne innevate, ripreso dall’elicottero, grida uno slogan indimenticabile “Sempre più in alto con Grappa Bocchino” (in onda dal 1974 al 1980).

La radio, l’America:

La sua idea di commercializzazione del prodotto arriva dall’America. Il modello ispiratore? Arthur Godfrey. Presentatore americano, osannato dai dirigenti delle televisioni e amatissimo dalla critica e dal pubblico, Godfrey si è guadagnato talmente tanta credibilità che ogni volta che sponsorizza un prodotto si impennano le vendite. Mike si chiede perché, e scopre la risposta: Linguaggio immediato, ironico, libera sperimentazione, comunicazione. In sostanza: il prodotto prima di tutto. Detto fatto. Ancora negli Usa, Mike impara a lanciare il prodotto alla radio. Quando nel 1953 torna in Italia ha in mano quelle carte vincenti che ancora sfuggono ai più. Motivo per cui anni dopo Silvio Berlusconi farà di tutto per averlo al suo fianco.
Mike Spa

Unire lo spot al quiz, il prodotto alla gioco della trasmissione. Eccola la vera svolta di Mike. Il passo successivo e determinante quando Carosello ormai non esiste più. 1976. Finisce l’era del monopolio della televisione di Stato. E’ il periodo in cui i cambiamenti nel sistema televisivo portano all’apertura di ben 246 televisioni private. Qui sono gli inserzionisti pubblicitari a fare la differenza. E chi meglio del presentatore più noto del momento può dare l’input giusto a far partire una nuova, potente macchina di comunicazione, alternativa alla televisione pubblica? Silvio Berlusconi che ha in mano il progetto lo capisce, il conduttore italo-americano in un primo momento resta titubante. Alla fine raccoglie la sfida. Ancora una volta la storia gli dà ragione. Le aziende di largo consumo iniziano a fare la fila per sponsorizzare a carissimo prezzo i suoi telequiz. Perché lui le ripaga dell’investimento. Con l’audience? Anche. Ma soprattutto con le sue lezioni di marketing. Mike è il primo conduttore a introdurre gli sponsor nelle sue trasmissioni: Sogni nel cassetto in onda su Telemilano, futura Canale 5 è infarcita di telepromozioni.
Una delle idee più efficaci la sfodera nel corso del telequiz Bis. Il gioco è semplice e interattivo. Un sorteggio e una telefonata a sorpresa per verificare se il telespettatore possiede un prodotto del marchio Knorr. Nel caso di risposta affermativa viene profumatamente premiato. “Superflash” (in onda su Canale 5) è il primo grande quiz di prima serata della neonata Fininvest. Si tocca con mano che il successo di un programma non è determinato dal numero di spettatori ma dall’incremento delle vendite dei prodotti sponsorizzati, che trovavano nel programma una grande cassa di risonanza per i propri spot. Da lì a poco si guadagnerà il soprannome di salumiere dell’etere. Grazie alla Ruota della Fortuna il prosciutto Rovagnati, storico marchio promosso da Mike, nei primi anni ’90 ha registrato incrementi di vendite del 55%. Mike parla del prodotto con un trasporto tale che è anche merito suo se Rovagnati riesce ad aprire un nuovo stabilimento. Se cambia il prodotto reclamizzato, non mutano di molto i risultati: l’acqua Ferrarelle incrementa le vendite del 30% nello stesso anno, lo yogurt Yomo il 35%. Una curiosità: lo Yomo “Più & Più” nasce proprio da un consiglio del noto conduttore. Fu lui in persona a proporre direttamente alla casa produttrice di aggiungere i cereali nella parte superiore del bicchierino di yogurt.


Così parlò Mike Bongiorno:

“Volevano messaggini scritti, sceneggiati, convenzionali, separati dal quiz. Io invece non leggevo nulla, ne parlavo alla mia maniera”. Ogni tanto però, spontaneo, diretto, Mike si fa prendere la mano. E ci mette poco a farsi scappare qualche gaffes. Come quando fa inorridire la Knorr quando dice che i suoi dadi sono talmente buoni che forse, oltre a un buon brodo, si possono fare anche i cocktail. Oppure ne spara un’altra sulla carne in scatola: troppo buona, dice, tanto da poterla somministrare ai neonati. Inevitabile la polemica. Eppure anche stavolta il signore dei telequiz arriva dritto a colpire il bersaglio. La Knorr e la carne in scatola aumentano sensibilmente le vendite in pochi giorni. Perchè la questione sta tutta qui: non è solo cosa Mike dice, ma come lo fa. Un esempio tipo: “Abbiamo vis a vis questo apparecchio così utile per le donne a cui piace mettersi le cremine sul viso”, bonfonchia togliendosi gli occhiali. E lì giù un minuto a decantare le doti del nuovo apparecchio della Imetec. Sessanta secondi che anche grazie al tono colloquiale, all’immediatezza e concretezza del linguaggio per Berlusconi valgono oro. Poi una raffica di spot. E appena torna in video, eccolo là di fronte ai prodotti Star. “Donne!!! se fate provare il nuovo sugo leggero a vostro marito vi manderà subito a comprarne una carrellata. Ah che buono, mammamia, me lo mangerei qui in trasmissione!”. Mike non urla mai, non si agita. Parla alle massaie con voce sommessa come fosse il loro miglior amico. Conosce il prodotto, il suo target, lo colpisce. Le gaffes che lo si voglia o no fanno parte del gioco.

La storia che si ripete

Se due generazioni sono andate a letto dopo Carosello, i ragazzi del 2000 in qualche modo lo riscoprono attraverso gli spot degli ultimi anni: piccoli show che strizzano l’occhio alla sit-com o al varietà in bianco e nero. Cambia ancora il modo di fare pubbicità. Forme nuove che si richiamano agli stili del passato, che utlizizzano comici e attori come testimonial di mini – fiction seriali. Certo siamo molto lontani dai siparietti e dai celebri sketch con Calimero o i Brutos. Ma proprio qui risiede tutta la capacità del presentatore italo – americano di adattarsi ancora una volta alla trasformazione dei sistemi commerciali. Nasce la celebre coppia con Fiorello, testimonial storico del brand Infostrada.
Da clochard a Garibaldi. Da postino a dj. Ad ogni promozione Mike veste i panni di un diverso personaggio. Il successo è immediato, adesso che la risata ha la funzione di una vera “operazione simpatia”.

Forse non tutti sanno che la coppia vincente Bongiorno – Fiorello è nata per una strana casualità. Mike Bongiorno racconta il rapporto con il padre di Viva Radio2, e qualche retroscena.

Mike strappa gli applausi della platea del circolo della Stampa e, appena prima di ricevere il riconoscimento alla carriera, ne approfitta per togliersi un sassolino dalla scarpa
Quale Futuro?

La Comunità Europea mette al bando le televendite a partire dal primo gennaio prossimo. L’inventore degli spot si augura che Publitalia sia in grado di aggirare l’ostacolo. Magari giocando sulla sottile linea che le distingue dalle telepromozioni. Quanto a lui, alla domanda su cosa ne pensa di una prossima carica di senatore a vita, Mike risponde: non mi dispiacerebbe, ma certo non potrei più fare pubblicità. Risposta sufficientemente esaustiva per chiuderla qui.

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