Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for gennaio 2010

Sono ancora quasi tutte lì, stipate negli armadietti, ammassate in scatoloni polverosi le 24 milioni di dosi di vaccino con l’A/H1N1, il virus che doveva far tremare il mondo e che invece finora ha svuotato solo portafogli.

In Italia si sono immunizzate solo 800 mila persone, equivalenti al 3% dei vaccini a disposizione.

Il popolo sta bene, le cure marciscono e Novartis, come era logico ipotizzare, ringrazia

Annunci

Read Full Post »

La questione mortale del Pd

Più che di questione morale, trattasi di questione mortale. Il Pd arranca, perde pezzi, si sfalda e si contorce. Il Pd agonizza in silenzio. I gemiti sono quelli di un Bersani che spiattella frasi fatte in grado di competere con il peggior dei “Ma anche” Veltroniani, mentre Vendola trionfa, e D’Alema soccombe nel suo feudo.
Lo stesso feudo che fu di Aldo Moro, e quindi, della rivoluzionaria idea delle convergenze parallele.
Eppure, pur sempre nell’inciucio di una politica corrotta e pornografica, qualche lezione il Pd continua a darla.
Delbono mentre si professa innocente pronuncia serafico e intimidito queste parole davanti ai suoi, attoniti:
“Non avrei ritenuto necessario dimettermi, ma la storia di questa città, fatta di senso civico, fa sì che a Bologna ci sia cultura diversa da altre città. Siccome i tempi per difendermi eventualmente in sede giudiziaria rischiano di avere ripercussioni negative sulla mia attività di sindaco, ho deciso in piena coscienza che rassegnerò le dimissioni dalla carica di sindaco”.
Delbono lascia, è l’ultimo masso della frana in corso, ma lascia. La cosa triste è che agli occhi dei cittadini che credono nello Stato questa pare uno sporadico esempio di civismo. Invece che un dovere istituzionale.

Il Pd affonda nelle sabbie mobili della questione mortale, ma almeno, con le ultime forze, si aggrappa a quel minimo di dignità che gli è rimasta.

Read Full Post »

Alla fermata del tram

Tiene stretto il carrellino per la spesa, quasi avesse paura che qualcuno glielo porti via. Eccola, la sciura milanese. Cappello peloso e rossetto accennato, sorride, anche se il led luminoso alla fermata del tram segna 11 minuti. Un’eternità per me, un lampo per lei, che, mentre sbuffo, mi redarguisce con aria decisa: “signorina, non si lamenti: è arrivata adesso”. Le rispondo che quella, è solo la mia ultima tappa, dopo venti minuti di rigorosa camminata. E, allora, rassicurata, mi sorride. Aggiunge con tono di chi la sa lunga:”ehhh, non ha idea di quanto camminavo da giovane. Adesso mi fanno male le ginocchia”. E’ anziana, la sciura ma ha una vitalità che mette soggezione e coglie ogni pretesto per raccontare:”Ho 74 anni ormai. E io mi sveglio alle 5 del mattino”. Mi chiedo se mi stia dando della bambocciona, ma non ho tempo di riflettere che subito incalza: “Adesso non sono più come prima. Non ho neanche i denti”. E mostra una cavità molliccia e trasandata. “E poi, mancano i soldi. Vivo con la pensione di mio marito e mi hanno ridotto la mia. Tanto è sempre così. Tolgono da una parte e mettono dall’altra e i conti da fare non tornano mai. Ma a quelli che importa. Comunque prima o poi per tutti ci sarà la stessa casa privata”. E guarda il cielo.
“Magari lì non pagheremo l’ICI”, rispondo spavalda. E intanto faccio le corna con le mani in tasca.

Read Full Post »

Vicini e lontani

E’ significativo che il video più visto della settimana su Repubblica.it sia quello che ritrae affascinanti paracadutiste danesi in topless. Nient’altro che lo spot pubblicitario di una lavatrice.

Che valga la classica legge del giornalismo secondo cui il pubblico segue maggiornmente le “vicende” a lui più vicine? Può essere. In fondo la Danimarca è a un tiro di schioppo rispetto al Mar dei Caraibi.

E in Danimarca c’è ancora qualcosa da lavare.

Read Full Post »

A volte piove

Fragile. Come dice questo scatolone accanto a me, di cui non ricordo il contenuto. La stanza è complice stasera: aspetta, ascolta in silenzio il movimento sulla tastiera, mi aiuta, mi conforta. Non mette fretta ma, allo stesso tempo, incoraggia.
E adesso che ci riprovo a ricostruire quel momento, in cui tremavo d’emozione, mi sento fragile. Le gambe, accovacciate sotto il piumone tornano a tremare. Mi tormento le dita dei piedi, fino a farmi male e a sentire le ossa scricchiolare: un rumore sordo, attutito dalla coperta. Un dolore intenso, che si scioglie lentamente. Ho gli occhi incastonati nei suoi, le orecchie, ovattate dalla sua voce: inconfondibile. Perfettamente imprecisa.

Chiedergli di uscire da quel locale fu solo uno sbaglio. Il primo. Poi, seguirono solo errori.
Un effetto domino diabolico e incredibilmente eccitante. A Robin, non interessava. E forse, in fondo, neanche a me.

Faccio fatica a deglutire e sento il sale scivolarmi fino alla lingua. E’ l’unica espressione tangibile rimasta dopo quella notte. La sola testimonianza di un racconto che non è mai esistito, se non nella mia testa, nei miei occhi, nelle mie orecchie, in cui ancora risuona l’accento marcato della capitale.

Un tagliere di carne sanguigna, un buffetto sul naso, due brioches e il sapore di caffè sulle sue labbra.
Mi è sempre piaciuto costruire artificiose realtà. Un po’ meno quando finisco per crederci.

Read Full Post »

Gli uomini sono tanto buoni con i morti quanto cattivi con i vivi (I.Montanelli)

Read Full Post »

Senza tempo

Mi svegliai e Milano era panna silenziosa appoggiata sull’amaro dell’asfalto. Fuori, si gelava. Camminavo senza sentire muovere i muscoli. Il mio alito, solido nell’aria, mi faceva sentire viva, quando anche i pensieri erano immobili. Come le pupille. Come l’orizzonte.
Mi risvegliai, dopo pochi minuti. E con me la strada, calda di gomme e di orme. Di storie inconoscibili che ogni secondo si sovrappongono, si confondono, fino a sparire. Camminavo. I vestiti umidi incollati alla pelle, avvolta nei colori di agosto. Spinsi le pupille in avanti. Solo l’orizzonte era rimasto lo stesso.

Read Full Post »